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Continuano e si intensificano gli sforzi di CBM nei progetti a sostegno delle persone con disabilità ad Haiti. I devastanti effetti del terremoto del 2010 hanno portato CBM, attiva nell’isola da più di 30 anni, a rafforzare il proprio intervento attraverso programmi sanitari promossi in collaborazione con le organizzazioni e il governo locale.
Sono 23 i progetti attivati nel 2011, dislocati su cinque differenti aree di Haiti. Tra questi spicca “Haiti Clubfoot Programme”: un programma triennale per l’eliminazione delle condizioni di disabilità dovute al piede torto, nato dalla collaborazione tra CBM e l’associazione Cure International. “Haiti Clubfoot Programme” si rivolge a un numero di circa 600 bambini che ogni anno nascono con questa disabilità.
I quattro punti principali in cui l’ “Haiti Clubfoot Programme” si sviluppa sono:
• implementazione di 6 nuovi programmi di trattamento del piede torto, all’interno di centri medici già esistenti.
• trattamento e prevenzione del piede torto attraverso il metodo Ponseti, che si serve di ingessature e piccole operazioni chirurgiche per riposizionare il piede.
• formazione di medici e chirurghi, così come delle famiglie e della comunità locale, alle modalità del trattamento del piede torto.
• sensibilizzazione della comunità per la corretta identificazione dei casi di piede torto.
L’obiettivo di questa pianificazione è di creare un programma territoriale per formare, equipaggiare e gestire una rete di cliniche che forniscano trattamenti efficaci per la cura del piede torto, a prezzi ridotti o gratuitamente nel caso in cui i pazienti non possano pagarli.
Dal momento dell’avvio del programma, nel gennaio del 2011, il Dottor Alexis Francel ha dichiarato che sono già stati effettuati 500 trattamenti. Ogni mercoledì, presso l’Ospedale Avventista di Carrefour vengono visitati dai 40 ai 50 bambini.
Oltre ai trattamenti veri e propri, numerosi giovani delle aree in cui è stato attivato l’intervento, seguono un percorso di formazione per fornire supporto ed informazioni adeguati alle famiglie dei piccoli pazienti. L’informazione è infatti fondamentale per impedire che abitudini inadeguate compromettano gli esiti della terapia.
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